Quando non sei siciliano e senti nominare Corleone, pensi di conoscerla già. La cronaca nera, i film, i padrini.
Poi arrivi. E scopri che non è il nero a dominare lo sguardo, ma il verde delle montagne che abbracciano la città.
L’invito a far parte della giuria dello Storico Carnevale a Cavallo è stata l’occasione per vedere dal vivo ciò che da lontano si conosce solo per etichette.
La conca tra le montagne è un tappeto verde di frumento giovane; più in alto foraggi, più in basso ulivi e vigne. A due passi, la Ficuzza con la sua palazzina di caccia borbonica. Anche in una giornata grigia di nuvole, quel verde illumina tutto.
Poi arriva il momento di salire sul palco dei giudici.
Arriviamo con largo anticipo rispetto all’effettiva partenza della sfilata. Abbiamo un po’ timore per la pioggia, ma la fortuna sarà dalla nostra parte sino quasi alla fine della serata.
Il Carnevale è una festa molto sentita in Sicilia, ottima occasione per sellare o attaccare il cavallo e farsi ammirare da amici e concittadini. E l’orgoglio di averne uno fremente, elegante e imperioso è nel cuore di tutti sempre, ogni giorno dell’anno.
Oltre al legame con la storia del paese e al suo folklore, lo Storico Carnevale a Cavallo di Corleone ha un altro grandissimo merito.
Grazie a una giuria esterna che varia di anno in anno vuole premiare non soltanto i migliori costumi e le idee più originali, ma anche una sempre maggiore attenzione alla serenità e al benessere dei cavalli coinvolti.
E qui arriva la parte che interesserà di più la gente di cavalli.
Prima di arrivare davanti al palco dei giudici, dove era stato preparato un ottimo fondo in terra battuta e le transenne in acciaio erano protette da pannelli in legno OSB3, i binomi percorrevano un lungo rettilineo su strada.
Certamente qualcuno ha esibito anche lì il passo spagnolo del proprio cavallo: ma qualcuno, soltanto qualcuno.
E la maggior parte dei 100 pony e cavalli montati da cavalieri e amazzoni iscritti alla sfilata lo ha percorso con calma, al passo, come è giusto fare.

Il piccolo Giuseppe Cipolla con il suo Stray interpreta ‘il Picuraru’, uno dei costumi storici del carnevale corleonese: Giuseppe è figlio di Massimo Cipolla, colonna portante dell’organizzazione di questo evento – Foto Salvatore U Gaddu – Horses e Dintorni
Per questo vogliamo parlare dei colori di Corleone: perché dietro c’era la volontà chiara di far rispettare le regole, e i cavalli.
Chi non lo ha fatto è stato richiamato, ufficialmente e nell’immediato: e si è reso necessario in un solo caso.
Tutto il resto è stato una vera esplosione di colori. Quelli delle maschere che hanno vinto nelle loro categorie, e di tutti gli altri che hanno partecipato da soli, in un duo o in un gruppo.
Tra i cavalli molti Pura Raza Espanola, diversi Frisoni ma anche tanti Siciliani, Sanfratellani e Orientali: una ricchezza tutta da rivalutare e proteggere, questa dei soggetti autoctoni siciliani.
Un magnifico carretto siciliano ha aperto la sfilata, e il suo paziente cavallo nero come la notte era uno scampolo di buio vivo sotto la ricchezza di quei finimenti.

Cosa ci è rimasto negli occhi?
L’oro e il fuoco di Ilary Vitello e Gerk, che con il quadro ‘Ceneri Dorate’ hanno vinto il premio “Memorial Franco Vitaloro” per il binomio ‘Amazzone’: oltre alla bellezza del costume, alla tolettatura minuziosa e spettacolare di Gerk a colpire i giurati è stata la sintonia così evidente tra loro.

Poi Giorgio Runza e Vich che con “Circo dei Sogni Veneziani” si sono meritati il premio per il miglior cavaliere, il “Memorial Andrea Martorana”.
Spettacolari il costume e i finimenti: e impossibile non apprezzare l’assetto composto, elegante, fermo di Giorgio che si rifletteva nella calma sontuosità del suo cavallo.

“La Leggenda delle Teste di Moro” ha stregato tutti con la ricchezza e il gusto dei costumi.
A Sofia Di Palermo con Zambia e Giovanni Norrito con Imera il “Memorial Damiano D’Antoni” per il miglior duo a tema. Davvero sono riusciti a diventare il racconto di una Sicilia mitologica, e la finissima Imera ha vinto anche il premio “Eccellenza Cavallo Siciliano”.
Tra i gruppi a tema l’associazione Julia con il suo “I Cavalieri di Federico di Svevia” si è assicurato il primo posto. Oltre alla ricchezza di dettagli e materiali molto curati per costumi e finimenti, l’indovinata scelta e combinazione dei vari protagonisti ha dato un tocco di realismo al corteo.

L’associazione Cavalieri di Montemajaur con il suo “La Magna Grecia e il Corteo degli Dei di Sicilia” è stata scelta da Antonio Giarola per il Premio Galà d’Oro.
Anche qui i dettagli hanno fatto la differenza (quei meravigliosi calzari!), insieme alla compostezza di ogni attore – compreso il magnifico grigio pomellato, forse un Percheron? – ‘addetto’ alla biga di Zeus ed Hera.

Premio della Critica al gruppo di cavalieri corleonesi che ha dato vita al tema “Garibaldi e i Garibaldini a Corleone”.
La scelta perfetta del cavallo montato dall’Eroe dei Due Mondi sarebbe bastata da sola a meritare la palma, anche i finimenti e la camicia rossa di Garibaldi erano coerenti e credibili.
Ma a fare la differenza è stato l’insieme dei cavalieri: tutti ben montati su cavalli che davvero potevano essere come quelli all’epoca in forza ai Mille.
E tutti composti e agli ordini come hanno da essere cavalli adatti alle battaglie e ai lunghi trasferimenti.

Chi scrive queste righe ha avuto il piacere di assegnare il premio Associazione culturale Pievecavalli a Giuliana Arcieri e Cactus De Centurion che hanno interpretato “Epona, Dea Celtica e Regina dei Cavalli”.

Lo studio e la realizzazione del costume, la coerenza della musica e la gentilezza di Giuliana nel chiedere al suo grigio PRE lo sfoggio della sua bellezza in movimento senza innervosirlo, senza fargli dare pressione da terra sono stati un esercizio di misura ed eleganza.
Giuseppe Cimarosa ha assegnato il premio a nome del suo Teatro Equestre a Lorenzo Cammariere, un giovane cavaliere che ha interpretato la “Passione Equestre sulle Orme del Mondo Iberico”.
Montando bene, in modo corretto e senza esasperazioni il suo Memphis di Bellon.
La ricerca della realtà negli abiti, senza andare sopra le righe in nulla è stata molto apprezzata da Cimarosa, un artista che nei suoi spettacoli costruisce la teatralità su basi solidissime di tecnica e competenza.

Ce ne sono rimasti altri di visi, cavalli, costumi e colori negli occhi, e anche nel cuore: ve li racconteremo, nessun ricordo bello andrà perso.
Nemmeno quello del piacere di aver passato qualche tempo insieme a Francesca Di Giovanni, Antonio Giarola, Renato Gastaldelli, Giuseppe Cimarosa, Antonio Latteri, Massimo Cipolla e gli altri nuovi amici e amiche.

Tempo passato a guardare cavalli, parlare di cavalli, cercare e trovare il bello in tutto quello che abbiamo potuto vedere nel poco tempo che abbiamo passato lì, a Corleone, in mezzo ai suoi colori più belli.
Un ringraziamento speciale a Salvatore U Gaddu – Horses e Dintorni per averci concesso l’utilizzo delle sue fotografie: è stato un piacere riuscire finalmente a salutarla di persona, Salvatore.

Il presentatore della manifestazione Antonio latteri, impeccabile come sempre anche a questo evento con uno dei cavalieri che hanno indossato il costume de ‘U Riavulicchiu’, l’altra storica maschera corleonese. Il costume deve avere tradizionalmente 47 campanellini – non uno di più, non uno di meno! Foto di Salvatore U Gaddu – Horses e Dintorni
























